SOS Villaggio del Fanciullo di Trento


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Hermann Gmeiner

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Hermann Gmeiner


Hermann Gmeiner, fondatore dei Villaggi Sos, nacque a Weiler Tannen (Austria) il 23 giugno 1919. Apparteneva ad una numerosa famiglia contadina. Aveva cinque anni quando la sua mamma morì. Sperimentò su di sé, quindi, ciò che si abbatte sul mondo di un bambino toccato così profondamente nelle sue sicurezze e nei suoi affetti.
Vide però questa "fine" trasformarsi in un inizio: in casa, nella fattoria, nel villaggio una inesauribile energia era in grado di accogliere e accompagnare il suo essere bambino ferito e di sostenerlo nella sua crescita. Il trauma di questa esperienza ed il suo graduale superamento divennero la base su cui successivamente si proiettarono tutte le sue impressioni nuove e questo diede ad ogni suo pensiero, sentimento ed azione un'impronta personale.
Al suo fondamentale atteggiamento nei confronti della vita faceva riscontro la sua convinzione che ogni creazione, per avere veramente senso, doveva essere creazione di "patria". Patria per quei bambini che erano stati privati dei loro affetti fondanti ma patria spirituale anche per i milioni di uomini che non vogliono perdere la speranza in un mondo più buono, più ordinato, più cosciente.
Dopo la seconda guerra mondiale iniziò ad Innsbruck gli studi di medicina. Ma subito rimase colpito dal tragico problema dei bambini rimasti orfani proponendo per loro una nuova modalità di accoglienza ed andando a costruire nel 1949 il primo Villaggio Sos ad Imst. I suoi Villaggi si sono successivamente diffusi in tutto il mondo e sono stati riconosciuti come centri educativi positivi, affini al modello famigliare.
Hermann Gmeiner è morto il 26 aprile 1986 e riposa nel Villaggio di Imst, accanto ai bambini ai quali ha dedicato tutta la sua vita.


PENSIERI

“I pensieri di Hermann Gmeiner ci dicono come dovrebbe essere l'uomo, ci danno un'immagine ideale di come dovremo diventare. Dobbiamo trasformarli in qualcosa di più semplice, immediato”. (le ragazze e i ragazzi del Villaggio, in “Tutti i bambini di questo mondo”, 2008)

  • Ogni bambino è un fiore: Per sbocciare ha bisogno di molto calore, di molta luce, di molta fiducia e tempo. Noi adulti siamo i giardinieri che ne facciamo crescere e proteggiamo i germogli finchè arrivano alla fioritura. Che meraviglioso compito ci ha consegnato il Creatore!
  • La famiglia assume nelle diverse culture e civiltà forme proprie. In ognuna tuttavia per i bambini, al di là della sua forma, la famiglia ha sempre la stessa funzione: è un “grembo materno sociale”. Qui il bambino può diventare un uomo consapevole. Da questo grembo nascono quei valori etici senza i quali l'uomo non può essere chiamato uomo.
  • Essere uomini “si chiama” (significa) amare.
  • Per il bambino la mamma è il centro del mondo. Corpo e spirito e anima crescono sotto il suo manto. Lei sta all'inizio, rende il bambino maturo per la vita. La maternità mi appare come il buono del mondo.
  • I bambini non sono semplicemente nostra proprietà, nostra immagine, gli eredi della nostra potenza e della nostra ricchezza. Sono esseri nuovi nel grande della vita.
  • Il bambino si sente orgoglioso delle proprie responsabilità: è un fatto unanimemente riconosciuto che nulla migliora tanto il carattere quanto l'avere una responsabilità rispondente alle proprie possibilità. Il bambino ne trae vantaggio e si sviluppa cpme membro della società. E' minor errore fidarsi troppo, occasionalmente, dell'autonomia dei bimbi che privarli completamente di questa occasione di fiducia.
  • La torta che la mamma del Villaggio stava preparando per il compleanno di uno dei suoi fratelli fu per lei un avvenimento. Anna non sapeva che per cucinare una torta occorressero farina, burro, uova e vari altri ingredienti. Non conosceva da dove nascesse la “pasta”. Il più stupefacente era che la mamma presiedesse a questo incantesimo e che lei vi potesse mettere mano… La funzione che nella famiglia del Villaggio spetta al focolare domestico, come aiuto all'educazione, si rifà all'antica saggezza del detto che, spesso, proprio con i mezzi più semplici si possono raggiungere ottimi risultati: il che si avvera, del resto, per tutto il lavoro educativo del Villaggio.
  • Il bene è fare di più di ciò che ci attiene come dovere.
  • Nel Villaggio di Greenfields, presso Nuova Dehli, vivono una famiglia cattolica e una buddista tibetana. Le rimanenti diciotto famiglie sono induiste. Il direttore del Villaggio è un bramino. La pacifica convivenza delle religioni contribuisce grandemente a creare il buono spirito che regna qui.pedagogisti e psicologi parlano continuamente del bambino ma parlano quasi niente con il bambino. Questo accade anche con i teologi che parlano continuamente su Dio, ma parlano assai meno con Lui.
  • Il giorno in cui con convinzione diremo che tutti i bambini di questo mondo sono “nostri” sarà pace sulla Terra.
  • Il compito più importante che un uomo ha nella sua vita è l'educazione. Non benessere e denaro, non l'apparenza e la sicurezza, ma la formazione del corpo, dello spirito e dell'anima dei nostri bambini sono decisivi per il futuro dell'umanità.
  • Oggi io credo che per essere buoni ci voglia innanzitutto coraggio.
  • La guerra è il mezzo più inadatto pensabile all'adempimento di qualsiasi sogno o desiderio. Invece noi possiamo dichiarare che, nella ricostruzione del mondo distrutto dalla guerra, l'amore ha dato il più delle volte buoni risultati. Esso sta a capo di tutte le energie creative che governano la nostra esistenza. E credo che l'amore diventi tanto più efficace quanto più grandemente coinvolgiamo coloro che consideriamo come il nostro prossimo. Riconoscere e sapere questo è importante come conoscere la tavola pitagorica.
  • Quanti sono i maestri che si affannano a spiegare ai loro scolari in che cosa uomini di razze e popoli diversi sono diversi fra loro, perdendo così di vista ciò in cui si assomigliano? Da ciò risulta, in ultima analisi, che la pace è una questione di educazione. Io oserei dire che un'educazione che non educhi alla pace non può essere una buona educazione.
  • L'amore è più importante della perfezione.
  • Abbiamo sempre più bisogno, nel mondo, di uomini che credono nella bontà e, forti di questa fede, superino il caos. Da sempre abbiamo bisogno di ordinamenti favorevoli alla vita e adeguati all'uomo che non si impossessino di noi costringendoci al loro servizio, ma che aiutino l'uomo ad essere tale. Aiutati da questi ordinamenti troveremo il modo di uscire dai pericoli che oggi e sempre minacciano l'esistenza dell'umanità.
  • L'idea che sosteniamo è che noi tutti apriamo le mani a tutte le più grandi religioni del mondo. E così, nel Villaggio, cristiani, musulmani, hindi, buddisti ed ebrei abbiamo partecipato ad un'opera comune e siamo diventati una grande famiglia di comprensione e riconciliazione. Noi cerchiamo la comprensione l'uno dell'altro. Noi cerchiamo una più grande pace per la nostra patria comune che si chiama Terra.
  • L'impressione più grande che la religione esercitava su di me derivava dal cristianesimo primitivo. Esso portava la prima pietra del concetto che tutti gli uomini sono fratelli e che essi avrebbero il compito di riconoscerlo e di unirsi in base a questo principio, per una nuova, totale fratellanza. E vorrei volentieri poter dire che il bene è il risultato di realizzare e consolidare la fratellanza fra gli uomini.
  • Che cosa dovremmo imparare? Innanzitutto dovremmo imparare a concederci più tempo per pensare; perché è più importante pensare che correre ininterrottamente a caccia di soldi. Se abbiamo tempo per pensare molte delle difficoltà che ci affliggono finiscono per risolversi da sole.
  • Io so soltanto che oggi, domani e sempre saremo posti davanti ad un grande compito, davanti al compito di dare una buona prova come uomini.
  • Una lega di mamme e ragazze per la pace. Forse una lega mondiale delle madri e delle ragazze per impedire la guerra è un'utopia. Ciò che manca, dappertutto, è la luce dell'amore e della ragione porterebbe nel mondo un maggior senso della maternità e della paternità.
  • L'uomo può imparare dall'esperienza che non è bene soltanto ciò da cui può trarre un utile immediato; può fare anche progetti a lunga scadenza. Ed è anche in grado di capire che legami fra uomo e uomo e reciproci impegni non sono soltanto un male spiacevole e necessario, bensì una possibilità di dare, superando le difficoltà dell'esistenza e per il benessere comune, assi più di quanto possa dare il singolo.
  • Per noi uomini non è mai troppo tardi per crescere, ma si potrebbe dire che non è mai troppo tardi per cominciare daccapo. Forse noi dobbiamo cominciare daccapo tutti i giorni: ogni giorno può essere per me occasione di resurrezione. Se anche mi rimanesse un solo giorno per vivere questo, può essere il giorno della resurrezione e di un nuovo inizio.



(da Hermann Gmeiner, “Alle Kinder dieser Welt”, :Styria, 2006)


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